Il Mausoleo di Ghiron Francesco Villa

L’Onore delle Armi e la Memoria di Marmo: Ghiron Francesco Villa e il suo Mausoleo

La figura del Marchese Ghiron Francesco Villa rappresenta uno dei massimi esempi di professionismo militare del XVII secolo, un’epoca in cui i grandi condottieri sapevano distinguersi servendo sotto diverse bandiere europee. La sua vita e la sua morte sono indissolubilmente legate alla Basilica di San Francesco a Ferrara, dove la moglie volle erigere un monumento che ne celebrasse per sempre il valore e la fede.

Ghiron Francesco Villa, da Autore Anonimo, restituzione grafica a cura di Studio Ellegi

1. Origini Dinastiche e Ascesa della Famiglia Villa

Ghiron Francesco Villa nacque a Ferrara, figlio di Guido Villa, esponente di una stirpe (originariamente nota come de’ Discalci di Villa Carminiana) che vantava antiche radici padovane. La famiglia si era stabilita a Ferrara mettendosi al servizio degli Estensi sin dai tempi di Niccolò III.

Il prestigio raggiunto dalla casata fu sanzionato nel 1641, quando Guido I Villa acquistò dal duca Francesco I d’Este il celebre Palazzo dei Diamanti, che divenne la residenza ferrarese del marchese. Ghiron Francesco consolidò ulteriormente la sua posizione sociale sposando Camilla Bevilacqua, appartenente a una delle più influenti famiglie della nobiltà locale.

2. La Carriera Militare: Dalla Pianura Padana al Levante

La carriera di Ghiron Francesco si sviluppò inizialmente all’interno dell’esercito piemontese del Ducato di Savoia. Ricoprì cariche di altissimo rilievo, tra cui Maresciallo di Campo, Generale della Cavalleria e Generale della Fanteria. Sotto le insegne sabaude, si distinse in operazioni d’assedio cruciali come quelle di Trino, Alessandria della Paglia e la presa di Spigno. Per i suoi meriti, nel 1668, il duca Carlo Emanuele II lo insignì dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onorificenza sabauda.

Tuttavia, la sua fama internazionale è legata alla Guerra di Candia (Creta), il conflitto tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano. Intorno al 1666, la Serenissima ottenne dai Savoia il trasferimento temporaneo del marchese, nominandolo Generale della Fanteria Veneta per dirigere le difese della città assediata. Villa guidò con audacia numerose sortite contro le trincee ottomane del Gran Visir Ahmed Köprülü, infondendo nuovo vigore alle truppe cristiane. Le sue imprese nel Levante ebbero una risonanza straordinaria, venendo raccolte e pubblicate a Torino nel 1668 da Giovanni Battista Rostagno in un’opera che fu presto tradotta in francese e stampata ad Amsterdam.

3. Il Cenotafio nella Basilica di San Francesco

Ghiron Francesco Villa morì a Torino il 5 giugno 1670. Sebbene inizialmente sepolto con onori solenni nella capitale sabauda, la vedova Camilla Bevilacqua volle che le sue ceneri fossero riportate a Ferrara. Il monumento, situato sulla parete di fondo del transetto destro della Basilica di San Francesco in via Savonarola, è un esempio di tomba monumentale barocca pressoché unico a Ferrara.

Mausoleo del Marchese Ghiron Francesco Villa nella Basilica di San Francesco

Mausoleo del Marchese Ghiron Francesco Villa nella Basilica di San Francesco (dettaglio)

L’Analisi Plastica e Simbolica:

  • La Concezione Intellettuale: Il disegno del monumento e la statua del marchese sono legati alla figura di Emanuele Tesauro, illustre teorico del barocco operante alla corte sabauda.
  • La Statua: Il marchese è raffigurato a figura intera, rivestito di una sfarzosa armatura da parata scolpita con virtuosismo nel marmo. In contrasto con la fierezza militare, il generale è ritratto inginocchiato in preghiera, con lo sguardo rivolto all’altare e le mani giunte, incarnando l’ideale del miles Christianus che sottomette la forza terrena alla devozione divina.
  • I Bassorilievi: Il basamento del mausoleo è ornato da rilievi che descrivono analiticamente scene di battaglie e assalti. Al centro spicca una pianta topografica della città di Candia, che illustra i bastioni difesi dal Villa.
  • L’Iscrizione “CANDIA DEFENSA”: Immediatamente sotto la pianta si legge questa epigrafe, un capolavoro di retorica barocca. Sebbene storicamente Candia sia poi caduta, la formula isola il periodo del comando del marchese, trasformando la sua perizia strategica in un trionfo personale di valore cristiano.

4. Conclusioni Oggi, grazie ai lavori di restauro seguiti al terremoto del 2012, il mausoleo è nuovamente fruibile al pubblico. Esso rimane non solo un tributo alla memoria di un generale ferrarese che ha combattuto per la cristianità nel Levante, ma anche una testimonianza della transizione culturale di Ferrara dal rigore rinascimentale alla teatralità e alla drammaticità del barocco. Il monumento è considerato, insieme al sarcofago ravennate del transetto sinistro, uno dei tesori più preziosi custoditi all’interno della basilica di Biagio Rossetti.

Ecco il contenuto della Epigrafe:

GHIRON FRANCISCVS VILLA,
CILIANI SEPTIMI VULPIANI MARCHIO,
GVIDI PATRIS FRANCISCI AVI STRENVORVMQ. PROAVORVM
BELLICA VIRTVTE VNO IN PECTORE COLLECTA,
PER MILITARIVM DIGNITATVM GRADVS OMNES
ADVSQVE SVPREMVM EQVITATVS, PEDITATVSQVE MAGISTERIVM,
SINGVLA DECORA SINGVLARIBVS GESTIS DECORAVIT.
NVLLIBI, IVBENTE PRINCIPE, VESTIGIA FIXIT, QVIN PRINCIPI TROPHEA SVRGERENT:
ARCES EVICTÆ, ACIES FVGATÆ, AGGERES PERVASI.
SECIA, TANAGRVS, SCRIVIA, FEROCISSIMA FLVMINA,
VEL INSTANTE HOSTE PRÆCLVSA, VEL OBSTANTE TRAIECTA.
SPINVM EXPVGNATVM, VERRVCA DEFENSA, CRESCENTINVM RECEPTVM,
CELEBRES VRBES VEL FELICITER SERVATÆ VEL FORTITER VINDICATÆ.
NAM ASTÆ SVBVRBIO ET DVABVS ARCIBVS HOSTILI ASTV INTERCEPTIS,
VT VICTORES PELLERENTVR AVXILIA CIVIBVS FESTINAVIT;
ET HOSTIVM AVXILIA AD VICTORIÆ SPEM FESTINANTIA
CONSPECTV CITIVS QVAM CONFLICTV REVOCAVIT.
AT TRIDINVM PACTAS INTER INDVCIAS AB ADVERSARIIS SVRREPTVM;
ET CONTRA CISALPINOS VALIDISSIME COMMVNITVM,
PARVO AGMINE, BREVIBVS MOMENTIS, SVBITO MARTE AGGRESSVS,
IVCVNDO EPHEBI PRINCIPIS REGIÆQVE MATRIS SPECTACVLO,
SVB EORVM OCVLIS PRÆSIDIARIOS DEPVLIT, PRÆSIDIVM PATEFECIT.
VT VETERANÆ VIRTVTIS LVDICRVM VIDERETVR, VRBES EXPVGNARE.
AGNOVIT GHIRONIS FORTITVDINEM REGVM FORTISSIMVS,
ITAQVE LVDORICI XIIII. IN ITALIA GENERALIS LOCVMTENENS,
VALENTIÆ ATQ. MORTARIÆ OBSIDIVM PREMENTE MVTINENSI DVCE;
DVM OBSIDENTIBVS SVPPETIAS AFFERT, OBSESSIS AVFERT,
ET INQVIES IPSE, QVIETEM NVLLAM HOSTIBVS INDVLGET;
TANTVM VICTORIA PROFVIT, VT TANTVMDEM PROFVERIT PACI.
SED FEROX ANIMVS PACIS IMPATIENS,
CHRISTIANORVM FOEDERE FERIATVM GLADIVM, IN TVRCAS VERTIT.
NAM CRETENSI REGNO AD INTERITVM MISERRIME VERGENTE,
PEDITVM PRÆFECTVRAM A VENETIS OBLATAM, STRENVE SVSCIPIENS,
PER TELA, PER CÆDES, PER FLAMMARVM TERRARVMQ. VORTICES,
CANDIAM TAMDIV SERVAVIT, QVAMDIV PRÆFVIT.
TOT GESTIS FIDEM ASTRVVNT
SABAVDVS TORQVIS, GALLICA DONA, VENETA MONIMENTA;
CLARISSIMÆ SCRIPTORVM LITERÆ, ET CLARIORES VLNERVM CHARACTERES,
FORTI BRACHIO ADVERSO VVLTVI, IN CERTAMINE IMPRESSI.
QVAMQVAM IGITVR TVMVLO NON EGEAT VIVIDA VIRTVS;
TAMEN, VT AMORI AC MOERORI SVO SATISFACIAT
CAMILLA BEVILACQVA DESOLATISSIMA CONIVX;
DONEC CARIS CINERIBVS CINERES RESTITVAT SVOS;
HOC MONVMENTVM, SECVNDVM NEMPE THALAMVM,
VIRO PONIT, SIBI PARAT.
ANNO SIBI SEMPER DEFLENDO M. DC. LXXI.

E la sua traduzione:

GHIRON FRANCESCO VILLA,
MARCHESE DI CIGLIANO, SETTIMO E VOLPIANO,
avendo raccolto in un solo petto il valore bellico del padre Guido, dell’avo Francesco e dei valorosi antenati,
attraverso tutti i gradi delle cariche militari
fino al comando supremo della cavalleria e della fanteria,
onorò ogni singola dignità con singolari imprese.
In nessun luogo, per comando del Principe, pose piede senza che per il Principe sorgessero trofei:
fortezze espugnate, schiere nemiche messe in fuga, bastioni travolti.
La Secchia, il Tanaro, lo Scrivia, fiumi ferocissimi,
furono sbarrati mentre il nemico incalzava, o attraversati nonostante la sua opposizione.
Spino espugnata, Verrua difesa, Crescentino riconquistata,
celebri città felicemente salvate o valorosamente vendicate.
Infatti, essendo stati occupati con l’astuzia nemica il sobborgo di Asti e due fortezze,
accorse in aiuto dei cittadini affinché i vincitori fossero scacciati;
e i rinforzi dei nemici, che affrettavano il passo nella speranza della vittoria,
li fece arretrare con la sua sola apparizione, ancor prima del combattimento.
Ma Trino, sottratta dagli avversari durante le tregue pattuite
e fortificata validamente contro i Cisalpini,
assalita con un piccolo esercito, in pochi istanti e con una mossa improvvisa,
offrendo un piacevole spettacolo al giovane Principe e alla Regina Madre,
sotto i loro occhi scacciò i soldati di guarnigione e ne aprì la difesa,
così che espugnare le città sembrava il gioco di un valore consumato.
Il più forte dei re riconobbe il coraggio di Ghiron:
pertanto, Luigi XIV lo nominò Luogotenente Generale in Italia.
Mentre il Duca di Modena stringeva d’assedio Valenza e Mortara,
[Ghiron], portando soccorso agli assedianti e togliendolo agli assediati,
egli stesso instancabile, non concedeva alcuna quiete ai nemici;
giovò tanto alla vittoria, quanto giovò alla pace.
Ma l’animo fiero, impaziente della pace,
volse contro i Turchi la spada rimasta inoperosa per l’alleanza dei Cristiani.
Infatti, volgendo il regno di Creta miseramente alla rovina,
accettando valorosamente il comando della fanteria offerto dai Veneziani,
tra i dardi, le stragi, i vortici di fiamme e di polvere,
salvò Candia tanto a lungo quanto vi fu a capo.
Fanno fede a così tante imprese
il collare sabaudo, i doni dei Francesi, i monumenti di Venezia;
le celeberrime lettere di scrittori, e i ancor più celebri segni delle ferite,
impresse in battaglia sul forte braccio e sul volto di fronte al nemico.
Sebbene dunque un valore così vivo non abbia bisogno di un sepolcro,
tuttavia, per soddisfare il proprio amore e il proprio dolore,
CAMILLA BEVILACQUA, MOGLIE DESOLATISSIMA,
finché non ricongiungerà le proprie ceneri a quelle del caro consorte,
pone questo monumento, che è in verità il secondo talamo,
per il marito, e lo prepara per sé.
Nell’anno che lei dovrà sempre piangere, 1671.

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