La Certosa di San Cristoforo
La Certosa di San Cristoforo non è solo un monumento; è il cuore silenzioso di Ferrara, un luogo dove la magnificenza del Rinascimento estense incontra la solennità della memoria. Situata all’interno dell’Addizione Erculea, rappresenta uno dei complessi monumentali più suggestivi d’Italia.
Ecco un viaggio attraverso la sua storia millenaria e i suoi tesori artistici.
1. Le origini: Un dono di Borso d’Este
La storia della Certosa inizia nel 1452, quando il duca Borso d’Este decise di chiamare a Ferrara l’Ordine dei Certosini. Borso, noto per il suo mecenatismo e il desiderio di legare il proprio nome a opere di pubblica e spirituale utilità, scelse un’area che all’epoca si trovava fuori dalle mura cittadine.
Il monastero fu concepito come un’oasi di isolamento e preghiera, ma con l’ampliamento della città voluto da Ercole I d’Este (la celebre Addizione Erculea del 1492), la Certosa fu inglobata nel tessuto urbano, diventando il perno visivo e spirituale del nuovo quartiere settentrionale.
2. L’architettura: Il capolavoro di Biagio Rossetti
La chiesa di San Cristoforo, fulcro del complesso, è considerata uno dei vertici dell’architettura rinascimentale ferrarese. Sebbene i lavori iniziarono sotto Borso, fu l’architetto di corte Biagio Rossetti a dare l’impronta definitiva al tempio a partire dal 1498.
Caratteristiche principali:
La facciata incompiuta: La facciata in cotto è priva del rivestimento marmoreo previsto dal progetto originale. Tuttavia, proprio questa “nudità” conferisce alla struttura un fascino austero e monumentale, esaltando i giochi di luce sulla superficie laterizia.
L’interno: L’interno è a navata unica con cappelle laterali. Lo spazio è dominato da un’armonia proporzionale tipica del Rossetti, dove la luce filtra dalle alte finestre esaltando il candore degli stucchi e la vastità dei volumi.
3. Tesori d’arte: Dalla pittura alla scultura
Entrare in San Cristoforo significa immergersi in una galleria d’arte sacra. Nonostante le spoliazioni napoleoniche abbiano sottratto diverse opere, il corredo artistico rimane imponente.
Il coro ligneo
Uno degli elementi più preziosi è il coro ligneo intagliato e intarsiato, opera di maestri artigiani del XVI secolo. Le tarsie rappresentano prospettive architettoniche e nature morte che testimoniano l’altissimo livello della scuola ferrarese della lavorazione del legno.
Gli altari e le pale
Le cappelle laterali ospitano opere di rilievo di artisti legati all’orbita estense, tra cui spiccano tele di Nicolò Roselli e Bastianino. Quest’ultimo, con il suo stile tardo-manierista influenzato da Michelangelo, ha lasciato un segno profondo nell’atmosfera mistica della chiesa.
4. La trasformazione in cimitero monumentale
Il destino della Certosa cambiò radicalmente con l’arrivo di Napoleone. Nel 1796 l’ordine monastico fu soppresso e i monaci furono costretti ad abbandonare il complesso.
Nel 1813, seguendo l’editto di Saint Cloud che imponeva le sepolture fuori dalle mura cittadine per ragioni igieniche, l’ex monastero fu trasformato nel Cimitero Monumentale di Ferrara. I chiostri dove un tempo passeggiavano i monaci iniziarono a ospitare le tombe delle famiglie più illustri della città.
I chiostri e le grandi personalità
Oggi il visitatore può percorrere i magnifici porticati che racchiudono giardini curatissimi:
Chiostro maggiore: Caratterizzato da una serie infinita di archi che creano una prospettiva ipnotica.
Tombe celebri: Qui riposano figure che hanno fatto la storia della cultura italiana, come il pittore Giovanni Boldini, il poeta Filippo de Pisis e lo scrittore Giorgio Bassani (autore de Il Giardino dei Finzi-Contini), la cui tomba è un’opera d’arte contemporanea realizzata da Arnaldo Pomodoro.
5. Curiosità e simbolismo
La Certosa non è solo un luogo di morte, ma un inno alla continuità della vita attraverso l’arte. Un dettaglio spesso notato dai visitatori è il motivo del diamante, simbolo della casata estense, che si ritrova in diverse decorazioni e richiama il vicino Palazzo dei Diamanti, anch’esso opera di Biagio Rossetti.
Inoltre, la Certosa è celebre per i suoi “Settantun archi”, un numero che secondo alcuni studi esoterici richiamerebbe complessi significati teologici legati alla redenzione.
Conclusione
La Certosa di San Cristoforo rimane oggi un luogo di silenzio assoluto, a pochi passi dal fragore del centro cittadino. È un monumento che racconta il sogno di grandezza degli Este e la successiva trasformazione di Ferrara in una moderna capitale europea della cultura e della memoria.




Esterni della Certosa di San Cristoforo, 1498, Ferrara
Particolare del Portale della Chiesa di San Cristoforo, Marmo di Carrara, Progetto di Gaetano Barbieri, Realizzazione di Pietro Puttini e Francesco Zoppo (per i due puttini), 1769





La navata centrale della Chiesa di San Cristoforo
Particolare del Coro ligneo della Chiesa di San Cristoforo, Intaglio e Tarsia lignea, 1513-1528, Cristoforo da Lendinara, Originariamente collocato nella distrutta Chiesa di Sant’Andrea a Ferrara
Coro ligneo della Chiesa di San Cristoforo, Intaglio e Tarsia lignea, 1513-1528, Cristoforo da Lendinara, Originariamente collocato nella distrutta Chiesa di Sant’Andrea a Ferrara


Ciborio della Chiesa di San Cristoforo, Legno intagliato e dorato, 1597, Progetto dell’architetto Nicolò Donati e realizzazione d Marcantonio Maldrato
